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UE, direttiva rimpatri: i criminali siamo noi!

 

Con 369 voti favorevoli, 197 contrari e 106 astenuti il Parlamento europeo ha approvato la direttiva Weber, più nota come “direttiva sui rimpatri”; i trenta emendamenti, che erano stati presentati per ritardare l’iter dell’approvazione e per mitigare alcuni punti della direttiva stessa, sono stati tutti respinti.

Analizzando il provvedimento adottato dalla UE si rimane sconcertati di fronte all’approvazione di alcuni articoli. L’articolo 5, per esempio, permette di detenere ed espellere i minori, anche se non accompagnati e anche nel caso in cui nel loro paese di origine non abbiano né famiglia né tutori legali. In nome quindi della nostra sicurezza, del nostro quieto vivere, ci dimentichiamo dei diritti dei minori, del loro diritto ad essere accolti e di non essere abbandonati al loro destino.

L’articolo 9 vieta per cinque anni agli espulsi la possibilità di ritorno nello stesso paese. Molte organizzazione umanitari e Ong hanno messo in evidenza come questa previsione metta a rischio sia molti ricongiungimenti familiari che, addirittura, il diritto di asilo.

Davvero scandaloso è l’art.12 che toglie la garanzia del patrocinio legale gratuito per gli immigrati, rinviando la questione alla legislazione nazionale. Certo, chi arriva su un barcone sulle nostre coste, avrà sicuramente la possibilità di rivolgersi ad un avvocato…ma ce ne rendiamo conto? L’Europa, patria dei diritti e dell’accoglienza, impedisce, da ieri, a migliaia di persone che vivono una situazione di enorme disagio, la possibilità di tutelare i propri diritti in sede giudiziaria.

L’articolo 14 prevede la cosiddetta “detenzione amministrativa” fino ad un anno e mezzo per qualsiasi straniero giunto o in ogni caso presente nel territorio di uno dei paesi europei in maniera ritenuta ‘irregolare’. A parte il fatto che anche il neo-commissario UE per la giustizia, Jacques Barrot, ha riconosciuto che la stessa definizione di irregolarità varia da paese a paese, e che quindi questo fatto rende possibile casi di diversa applicazione della normativa, è facile notare che il limite massimo di detenzione di diciotto mesi è più alto dei limiti in vigore attualmente in quasi tutti i paesi europei: non è difficile ma è agghiacciante prevedere che molti paesi correranno ad adeguare, legittimati dalla UE, il limite massimo di detenzione amministrativa.

Mi è piaciuta la riflessione di Guido Barbera, presidente del Cipsi e anche della mia Ong, il Vides, che ho letto sull’agenzia di stampa Misna. Guido, mettendo in evidenza il fatto che la direttiva sui rimpatri viola diversi articoli della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” approvata proprio 60 anni fa, mette in evidenza come la risposta alla sfida del fenomeno delle migrazioni “necessita di una politica di cooperazione autentica, finalizzata ad offrire concretamente a tutti i cittadini la possibilità di beneficiare di tutti i loro diritti riconosciuti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Sempre su Misna ho letto la sdegnata reazione di Jean Leonard Touadi, parlamentare dell’Italia dei Valori che, riferendosi alla tragedia dei giorni scorsi sulle nostre coste, ha chiesto: “I 40 del barcone sarebbero stati rei di essere immigrati clandestini; oggi sono rei di essere morti?”; e ha proseguito: “L’esercito va mandato in quei porti e in quelle zone d’ombra del nostro paese dove le organizzazioni criminali come mafia e ‘ndrangheta la fanno da padrona. La clandestinità è una condizione esistenziale, non un reato.”

Credo davvero che sia arrivato il momento di reagire di fronte a tanta ingiustizia e mi preoccupa, da questo punto di vista, il silenzio del “cittadino della strada”. La nostra richiesta di sicurezza, sicuramente legittima e sacrosanta, non può essere barattata con la violazione indiscriminata dei diritti umani nei confronti di migliaia di persone. Dobbiamo essere inflessibili nei confronti di chi delinque ma nello stesso tempo avere anche chiaro che la maggioranza delle persone che arrivano sulle nostre coste è costretta a fuggire dal proprio paese perché colpito da guerre, regimi dispostici, fame o disastri naturali dei quali spesso i paesi ricchi sono responsabili.

E allora, se, come dice il presidente della Commissione europea Barroso, gli immigrati clandestini sono spesso delle vittime, perché trattarli come dei colpevoli a prescindere?

Spero che questo sia il tempo della società civile, della responsabilità collettiva, della cittadinanza attiva. Spero che la reazione di fronte ad una direttiva tanto ingiusta e insensibile faccia correggere la direzione ai nostri governi che si sono mostrati così ciechi e sordi.

Pubblicato il 19/6/2008 alle 8.55 nella rubrica Uno sguardo sul mondo.

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