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Rispetto della legge e bene comune universale

 

“Ai Paesi destinatari delle migrazioni, soprattutto all'Europa, rinnovo l'appello in favore dei migranti africani, molti dei quali sono senza dubbio senza documenti, ma spinti da persecuzioni, fame, violenze e tratta di esseri umani. Certamente i governi hanno in tutto ciò la loro competenza, che noi rispettiamo, ma questa competenza deve tradursi ed esprimersi in un dialogo multilaterale, perché nessuno oggi può risolvere questioni così complesse unilateralmente. In ogni caso, è da rifiutare senza tentennamenti l'equivalenza che alcuni fanno tra immigrato irregolare e criminale, anche se, ovviamente, chi si trasferisce in un Paese deve osservarne le regole sociali e giuridiche, ed essere considerato responsabile, come tutti, per il male che commette. I governi devono tener conto del bene comune della loro nazione, ma nel contesto del bene comune universale, cioè di tutta l'umanità. Il Papa stesso moltiplica gli appelli per il rispetto dei diritti dei migranti e delle loro famiglie”. (Da un estratto di un articolo di monsignor Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti pubblicato oggi sull’Osservatore Romano e ripreso dall’agenzia di stampa Misna.)

Mi è piaciuto molto questo invito al dialogo, alla comprensione di fenomeni spesso molto complessi per capire i quali non si può e non si deve far ricorso a soluzioni sicuramente immediate ma quasi sempre parziali e propagandiste. Il dovere del rispetto della legge è sacrosanto ma questo può e deve essere preteso anche in un’ottica di bene comune universale. Ritengo questo passaggio molto alto e nello stesso concreto. Purtroppo anche così lontano dalle risposte piene di pregiudizi, luoghi comuni e colpevoli mistificazioni che si sono lette e sentite in questi giorni.

Pubblicato il 4/6/2008 alle 20.18 nella rubrica Uno sguardo sul mondo.

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