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Idee in libertà


Rassegna stampa


5 ottobre 2007

PENSIERO DEL MATTINO

 

“Ripenso al mio essere qui in Tanzania, in Africa. Beh, intanto il mondo è un piccolo villaggio oggi, così possiamo condividere con i poveri ogni angolo della Terra; la globalizzazione ha anche questo aspetto che i poveri ci sono sempre e sempre più vicini; ‘ i poveri li avrete sempre con voi’.” ( Dal libro “ Valige di speranza” del missionario piemontese Tommaso Bogliacino, Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 2007 ) [CO]


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5 ottobre 2007

RD CONGO: EPIDEMIA COLERA

 Secondo alcune testimonianze raccolte da Radio Okapi, una sessantina di persone sarebbero decedute a causa di un’epidemia di colera che ha colpito l’area di Kisengo, nel Bas-Congo (sud-ovest). La mancanza di acqua potabile e l’assenza di strutture sanitarie stanno favorendo la diffusione dell’epidemia




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5 ottobre 2007

NIGERIA: MILIONI DI BAMBINI SENZA ACCESSO ALLA SCUOLA

 

Nonostante gli sforzi profusi finora dalle autorità per migliorare la qualità e l’accesso all’istruzione, quasi dieci milioni di minori in Nigeria non frequentano la scuola primaria e secondaria, per la maggior parte bambine che vivono nelle aree rurali e provengono dalle famiglie più povere; altri 60 milioni di adulti, di cui l’85% sotto i 35 anni di età – in un paese, il più popoloso dell’Africa, che conta in totale oltre 140 milioni di abitanti – non sanno leggere né scrivere, secondo statistiche delle Nazioni Unite. “Esiste una correlazione diretta tra il livello d’istruzione di una nazione, il suo stadio di sviluppo e l’incidenza della povertà. Laddove l’indice di istruzione cresce, diminuisce quello delle morti infantili o per maternità” ha detto Abhimanyu Singh, direttore dell’Unesco in Nigeria intervenendo ad Abuja a una conferenza internazionale. “L’istruzione – ha aggiunto – migliora la partecipazione politica e civica, così come la vita. È uno strumento per dare più povere alle donne...La Nigeria non può pensare di realizzare il suo obiettivo di diventare una delle prime 20 economie mondiali entro il 2020 senza impiegare pienamente il potenziale inutilizzato di una generazione giovane e produttiva”. [FB]


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5 ottobre 2007

IRAQ: APPELLO A “ROMPERE IL SILENZIO SULLA CRISI UMANITARIA”

 

Un appello a “rompere il silenzio della comunità internazionale sulla crisi umanitaria in Iraq” e a fornire maggiori aiuti agli sfollati e ai rifugiati è stato lanciato del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec) in una ‘Dichiarazione sull’Iraq e le sue comunità cristiane’ pubblicata durante la recente riunione del comitato esecutivo dell’organismo internazionale a Etschmiadzin, in Armenia. Secondo la dichiarazione, “più della metà della popolazione irachena vive nella povertà estrema, persino nella più totale indigenza”. Un iracheno su sei, prosegue il testo “è dovuto scappare da casa o dal paese” a causa del “regno della violenza imposto da gruppi armati, forze militari regolari e fazioni criminali”. Partendo dalla constatazione che “le strategie basate sull’uso della forza hanno portato il paese al caos”, il Consiglio ribadisce che “le Chiese non appoggiano le politiche fondate sull’occupazione” e chiede - in un’altra nota – "il ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq e l’implementazione di programmi politici, economici e di sicurezza multilaterali”. La sorte dei cristiani in Iraq – solo il 4% della popolazione ma il 40% dei profughi – “senza essere dissociata da quella delle altre comunità del paese, è fonte di preoccupazione per le Chiese nel mondo e un’incitazione a reagire” dicono i dirigenti del Cec, che con l’occasione congratulano i capi religiosi musulmani iracheni “per l'uso della propria autorità per limitare la violenza”. Suggeriscono infine una presa di posizione congiunta dei cristiani e dei musulmani “a favore della tolleranza e della coesistenza in Iraq. Sarebbe un messaggio potente per tutti iracheni, di qualunque fede religiosa”. Il Cec conta più di 300 Chiese e organizzazioni di tradizioni cristiane, in gran parte protestanti, anglicane e ortodosse. La Chiesa cattolica romana è “osservatrice” in seno al Consiglio ma è membro a pieno titolo della commissione "Fede e Costituzione".[CC]


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5 ottobre 2007

BOMBE A GRAPPOLO E MINE, TRA LE VITTIME ANCHE L’ECONOMIA

 

“Bombe a grappolo e mine non solo feriscono e uccidono le persone , ma distruggono anche l'economia di un paese , rendendo impossibile l'agricoltura, rallentando la ripresa dell'economia, prolungando per anni le conseguenze di una guerra”: Margaret Arach Orech , parlando al telefono con la MISNA, ricorda ancora quell’esplosione che nel 1998 nel nord dell’Uganda la privò di una gamba costringendola a mesi di ospedale e anni di cure riabilitative, ma il pensiero adesso è rivolto a chi vive, come lei, in un paese 'contaminato' da mine e da bombe a grappolo. Margaret, così come Ali, Sladjan e tanti altri ancora hanno portato a Belgrado esperienze e testimonianze di vite travolte dallo scoppio di uno di questi ordigni e hanno ricordato che anche chi è stato più fortunato di loro paga in altro modo le ferite della guerra. L’Uganda, come il Libano e la Serbia: “La guerra ufficiale è finita da tempo - dice alla MISNA Margaret, che si trova nella capitale serba per un incontro di due giorni finalizzato allo studio di un trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo – quella contro questi ordigni purtroppo continuerà ancora per molto tempo. Impossibile riprendere a lavorare la terra, difficile far ripartire un’economia, quando - ancora disseminati non si sa dove - esistono bombe pronte ad esplodere”. Il suo però è uno sfogo che si traduce in una richiest a rivolt a a quei 75 paesi che attualmente hanno nei loro arsenali bombe a grappolo: “Sono strumenti che distruggono la vita umana e l’economia, armi che colpiscono in maniera indiscriminata anche a distanza di anni; la nostra speranza è che siano messi al bando”. [GB]


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5 ottobre 2007

Ecuador:PETROLIO: ALLO STATO 99% DEI PROVENTI STRAORDINARI

 

Cancellando una norma giudicata “iniqua” per l’Ecuador, il presidente Rafael Correa ha firmato un decreto che attribuisce allo Stato il 99% dei proventi straordinari delle vendite di petrolio dovuti agli aumenti del greggio sui mercati internazionali, lasciando il rimanente 1% alle società straniere attive sul territorio nazionale, che finora incassavano il 50%. “Fino a oggi era in vigore una distribuzione in parti uguali...insufficiente per l’Ecuador” ha detto Correa, giustificando la misura con “il dovere fondamentale dello Stato di difendere il patrimonio naturale del paese e preservare la crescita sostenibile della sua economica, così come lo sviluppo equilibrato ed equo a beneficio collettivo”. La riforma giunge mentre il governo è impegnato nella rinegoziazione dei contratti con cinque imprese straniere con l’obiettivo di fare confluire nelle casse dell’erario pubblico il 50% delle entrate contro l’attuale 20%. Quinto produttore di petrolio al mondo, l’Ecuador estrae oggi 530.000 barili di petrolio al giorno, il 37% opera della statale Petroecuador; esporta l’87% della produzione totale con introiti pari a 4,8 miliardi di dollari l'anno.
[FB]


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5 ottobre 2007

L’ACCOGLIENZA, PRIMA RISPOSTA DELLA CHIESA ALLE MIGRAZIONI

 

“L’accoglienza è la prima specifica azione in risposta al fenomeno migratorio” ha dichiarato l’arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio pastorale per i migranti e gli itineranti, nell’intervento tenuto questa mattina all’università Gregoriana, al convegno internazionale su “Globalizzazione e Religione: Sfide per Politica e Chiesa”, organizzato dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede in collaborazione con l’Accademia Cattolica in Baviera. “Concretamente, migranti, rifugiati, sfollati e profughi – ha detto il prelato – soggetti alla tratta di esseri umani o studenti stranieri poveri, possono trovarsi in estremo bisogno di cibo, vestiario e ricovero, di medicine e cure mediche. La Chiesa dando loro il benvenuto, attraverso le proprie organizzazioni assiste e offre solidarietà”. Ma il problema migratorio presenta aspetti ben più complessi a articolati dei semplici bisogni primari dell’accoglienza. “Una persona su 35 vive fuori dal proprio Paese di origine – ha precisato monsignor Marchetto –. Studiare il fenomeno delle migrazioni nella sfera della globalizzazione, significa far riferimento ad un nuovo assetto dell’economia mondiale e della comunicazione… La “filosofia” della globalizzazione, diciamo così, si fonda sulla libera circolazione dei capitali, delle merci, della cultura, dell’informazione, ma non delle persone e ha provocato cambiamenti rapidi in campo politico, economico, e sociale. Ne viene di conseguenza un vantaggio per l’umanità, pur tenuti presenti i punti deboli circa giustizia e solidarietà”. D’altra parte, ha proseguito l’arcivescovo, “si stanno formando enormi sistemi economici, finanziari, tecnologici e culturali, spesso giganti agguerriti ed invincibili. I grandi ricchi del pianeta possiedono così una ricchezza pari a quella della metà della popolazione mondiale. Molte centrali di smistamento di capitale sono dunque in mano a privati e sfuggono in pratica al controllo governativo e della pubblica autorità, anche internazionali”. Di fronte a questo complesso fenomeno la Chiesa è chiamata ad intervenire e prendere posizione a favore dei più deboli, identificando il proprio cammino con quello delle persone in mobilità, quindi offrendo aiuto e solidarietà, “ma soprattutto con l’azione pastorale, cominciando dalla preparazione alla partenza. La Chiesa è cioè chiamata ad aiutare i potenziali emigranti a prepararsi ad affrontare la loro vita all’estero – ha proseguito monsignor Marchetto – è importante dare loro informazioni corrette riguardo ai Paesi in cui dovranno vivere, circa le leggi, la legislazione sul lavoro, i costumi, le tradizioni religiose, le condizioni democratiche, ecc. Quando una persona ha deciso di emigrare la Chiesa d’origine deve anche indirizzarla verso quella del Paese di destinazione, per una futura assistenza pastorale, sociale e legale”. D’altra parte, ha proseguito, “la Chiesa nell’accogliere gli immigrati non fa discriminazione di nazionalità, di razza o di credo religioso …Quando i diritti degli emigrati sono calpestati, la Chiesa li difende, avvalendosi anche della sua autorità morale… I migranti sono in pericolo, vittime del triste fenomeno del traffico di vite umane, in cui non sono risparmiati perfino i bambini. Ci sono poi, i problemi collegati all’aumento dell’emigrazione femminile. Donne e ragazze in modo crescente sono parte del fenomeno, ed in molti luoghi la loro dignità e i loro diritti sono lesi”. Sullo sfondo di queste gravi problematiche, si coglie la necessità fondamentale di un profondo rapporto umano basato sul dialogo: “Il dialogo è la strada attraverso la quale a ciascun credente è offerta la possibilità di penetrare più profondamente la ricchezza della propria tradizione, e di quella altrui, cogliendone ed esprimendone l’essenziale. Più comune però è il dialogo della vita, nella quotidianità della esperienza di incontro e di convivenza. Il modo più generale e più diretto di farlo si realizza nei semplici gesti di rispetto di ogni giorno, di saluto, solidarietà, fraternità e amore, fra persone che appartengono a Chiese, comunità ecclesiali o religioni e culture diverse”. “Il dialogo, dunque, - conclude il prelato – fra Chiesa di origine e di arrivo, per il bene dei migranti, è indispensabile... e mi auguro che tutte quelle persone che vivono fuori del loro Paese nativo siano capite ed accettate come fratelli e sorelle, così che l’emigrazione in questo mondo globalizzato, possa essere considerata… uno strumento della Divina Provvidenza per favorire l’unità e la pace della famiglia umana".[CB]


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5 ottobre 2007

COREE: LO “STORICO” ACCORDO DI IERI , SECONDO UN MISSIONARIO

 

“Si respira un clima di attesa e speranza a Seul, soprattutto tra i giovani, che più di tutti spingono per una pacifica coesistenza tra i due paesi”: alla MISNA lo dice Padre Dennis Callan, missionario verbita da otto anni in Corea del Sud e da molti più anni in Asia, commentando gli ultimi sviluppi del processo di pacificazione tra le due Coree. “Gli occhi di tutti sono puntati su Pyongyang in questi giorni – aggiunge - e la gente ne parla come di un passo nella giusta direzione. Per la prima volta sono state discusse questioni fondamentali, come la denuclearizzazione e gli aiuti alla popolazione”. Ieri, con una comune dichiarazione d’intenti, si è concluso nella capitale nordcoreana il vertice tra i presidenti Kim Jong-il e Roh Moo-hyun; il primo dal giugno 2000 e il secondo in 59 anni. Nella “Dichiarazione per lo Sviluppo delle Relazioni, la Pace e la Prosperità”, otto punti messi per iscritto dopo tre giorni di colloqui diretti in cui i due presidenti si impegnano a riportare la pace nella penisola, tuttora divisa a metà lungo il 38° parallelo, e tecnicamente ancora in guerra. “Il presidente Roh – prosegue padre Calllan - è alla fine del suo mandato e i sondaggi sulle prossime elezioni danno per favorita l’opposizione, che propone una politica completamente contraria al dialogo con il regime di Pyongyang”. Il timore è che il processo di riavvicinamento possa subire brusche frenate per questioni di politica interna e che la pace, oggi a portata di mano, possa essere rinviata ancora una volta. La decisione di Kim Jong-il di disattivare i suoi impianti nucleari, possibile fonte di materiale anche per armamenti atomici, è stata comunque tra le più apprezzate in Corea del Sud, che vive da anni nel timore di un conflitto. “Quello che i sudcoreani si ripetono da anni è che il regime del nord non oserebbe mai aggredirli con una bomba all’idrogeno, e che i proclami di Kim fanno parte della propaganda. Ma la minaccia resta”. La dichiarazione prevede che il reattore di Yongbyon, il principale nel paese, sia neutralizzato e spento entro il 31 dicembre di quest’anno, e che venga creata una “zona speciale di pace” lungo la costa occidentale della penisola. Il documento costituisce di fatto una dichiarazione di pace, atta a prefigurare la firma di un trattato che sostituisca l’armistizio con cui nel 1953 si concluse la guerra di Corea. Il conflitto, che fece due milioni e mezzo di morti, fu combattuto anche da volontari cinesi e da forze americane d’intesa con il Palazzo di Vetro. Da allora, la stipula di un trattato di pace con la partecipazione di Washington e Pechino è sempre stata una priorità della politica estera nordcoreana, condivisa da quasi un decennio anche al Sud, nella prospettiva di una riunificazione del paese; il comunicato congiunto di ieri preannuncia un prossimo vertice ‘a quattro’ con Sati Unitie Cina. “Un appuntamento importante –conclude Callan – a cui la popolazione di entrambi i paesi guarda con fiducia”. ( a cura di Alessia de Luca) [AdL]


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5 ottobre 2007

BIBLIOTECHE RURALI PER DIFFONDERE CULTURA

 

“Biblioteche rurali per diffondere cultura e migliorare il livello educativo”: Gertrude Mulindwa, direttrice della Biblioteca nazionale ugandese, ha invitato governo e organizzazioni espressione della società civile a contribuire alla crescita dell’Africa orientale con la creazione di biblioteche nei centri rurali. Mulindwa ha guidato un gruppo di funzionari keniani e tanzaniani, sotto gli auspici dell’Associazione per lo sviluppo del libro nell’Africa orientale, alla visita di una biblioteca aperta di recente a Malongwe, nel distretto ugandese di Mukono. Un esempio di come – ha sottolineato Mulindwa - grazie soprattutto all’opera di un volontario è stato possibile creare un luogo in cui i giovani possono prendere in prestito libri che altrimenti non potrebbero acquistare. “Se ci fosse una volontà dei governi in questo senso - ha concluso la direttrice della Biblioteca nazionale - nei centri rurali di Uganda, Kenya e Tanzania, potrebbero essere più facile migliorare gli standard educati rispetto a quelli attuali”.
[GB]


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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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