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Idee in libertà


Pensieri e parole


19 marzo 2008

Esplorate le caverne dell'immaginario

“Si è sempre detto che Haiti rappresenta l’archetipo del caos essenziale; e poiché ci hanno sempre insegnato ad aver paura del caos siamo cresciuti anche nella paura. Ma il caos è anche la fonte invisibile di profondità essenziali dove i germi del dubbio che suscita la riflessione, un’attività intellettuale che consente di ritrovare la luce anche nelle foreste più tenebrose. E Haiti è terra di luce, nonostante il punto a cui siamo giunti.

Esplorate le caverne dell’immaginario in cui si cela la fonte primaria di tutte le ricchezze.”

Franketienne, drammaturgo poeta e pittore haitiano.




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18 ottobre 2007

L'Europa secondo Mario Soares

 

“E’ necessario che l'Europa non sia solo un mercato, che non sia soprattutto finanziaria, come è oggi, ma sia una Europa politica, sociale, culturale, ambientale. Finora è stato difficile, perché ci sono governi che non lo vogliono, a cominciare da quello inglese. Londra vuole che l'UE sia ponte tra Europa e Usa. Ma tra i 27 paesi membri ce ne sono almeno 20 che vogliono una Europa politica. Per andare avanti ci vorrebbe però il coraggio dei leader politici, che manca in questo momento. Sia nei governi sia nelle istituzioni europee, mancano i grandi protagonisti, come Mitterrand, Kohl"…"manca anche l'opinione politica europea. Molta gente crede all'Europa, la maggioranza è per l'Europa. Ma pensa che questa Europa sia solo economica e finanziaria. Un’ Europa neo-liberista, restrittiva, che non entusiasma nessuno". (Mario Soares, 83 anni, ex-primo ministro ed ex-presidente del Portogallo, in un’intervista dell’agenzia di stampa italiana ANSA.)




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17 ottobre 2007

Mediterraneo

"Il Mediterraneo non è solo geografia. I suoi confini non sono definiti né nello spazio né nel tempo. Non sappiamo come fare a determinarli e in che modo: sono irriducibili alla sovranità o alla storia, non sono né statali né nazionali: somigliano al cerchio di gesso che continua a essere descritto e cancellato, che le onde e i venti, le imprese e le ispirazioni allargano o restringono. Lungo le coste di questo mare passava la via della seta, s'incrociavano le vie del sale e delle spezie, degli olii e dei profumi, dell'ambra e degli ornamenti, degli attrezzi e delle armi, della sapienza e della conoscenza, dell'arte e della scienza. Gli empori ellenici erano a un tempo mercati e ambasciate. Lungo le strade romane si diffondevano il potere e la civiltà. Dal territorio asiatico sono giunti i profeti e le religioni. Sul Mediterraneo è stata concepita l'Europa."

[Da "Mediteranski Brevijar" (Breviario Mediterraneo) di Predrag Matvejevic, scrittore, nato a Mostar, Bosnia Erzegovina, nel 1932.]




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15 ottobre 2007

Il premio Nobel ad Al Gore...secondo me...

 

"I cambiamenti climatici sono in grado di alterare e minacciare le condizioni di vita dell'umanità, possono produrre migrazioni su larga scala e grandi competizioni per le risorse... e saranno soprattutto a carico delle nazioni già oggi più vulnerabili, aumentando il rischio di conflitti". (estratto dalla motivazione del premio Nobel per la Pace, assegnato la settimana scorsa ad Al Gore, exvicepresidente degli Stati Uniti, e allo IPCC, Intergovernamental panel on climate change, Comitato intergovernativo sui cambiamenti climatici.}

Sono sincero…non ho molto approvato la scelta del premio Nobel di quest’anno. Credo ci fossero persone che più di Al Gore meritassero di essere insignite con questo importantissimo riconoscimento.

Sono sicuro però del fatto che questo premio possa essere uno stimolo importante per chi, dalla propria posizione privilegiata, voglia continuare a battersi per la tutela dell’ambiente, tema così importante ma assai spesso così troppo lontano dai nostri interessi quotidiani.

Bella la motivazione della scelta, in cui si riconosce l’importanza che i cambiamenti climatici hanno sulle condizioni di vita dell’intera umanità e su quanto interferiscano su fenomeni decisivi per il nostro futuro come quello delle migrazioni, della lotta alle risorse a soprattutto sul mantenimento e sulla conquista della pace in alcuni paesi del mondo ancora dilaniati dalla guerra.

Interessanti, poi, sono i temi collegati con quello della tutela dell’ambiente, come quello dello sviluppo economico e delle grandi opere. Come mediare fra la necessità di stare al passo con i tempi e con i paesi più avanzati senza dimenticare che questo pianeta è l’unico che abbiamo a disposizione?

E poi quello dell’equità e della sostenibilità ambientale: cosa succederà quando un miliardo di ciensi e quasi altrettanti indiani possiederanno auto con la stessa percentuale dei paesi occidentali. Cosa ne sarà del petrolio? E cosa faremo più ancora di oggi per accaparrarcelo?

Ecco: da questo punto di vista aver scelto Al Gore è stata un’intuizione positiva. I temi ambientali saranno una delle chiavi di volta del nostro sviluppo futuro…o della nostra involuzione. Aver stimolato la discussione partendo da un punto di vista positivo, il conferimento di un premio di tale importanza, è sicuramente un segno di speranza




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28 giugno 2007

I poveri e l'urbanizzazione

 “Saranno i poveri a costituire larga parte della futura crescita urbana...ignorare questa realtà di fondo renderà impossibile sia fare previsioni sull’inevitabile e massiccia crescita delle città sia utilizzare le dinamiche urbane per alleviare la povertà”. (Dal rapporto 2007 sullo stato mondiale della popolazione presentato ieri dal Fondo ONU per le popolazioni.)

I poveri costituiscono già la maggior parte della crescita urbana in tanta parte del mondo. Quando sono andato in Angola (nel 2002), Luanda, la capitale, aveva 4 milioni e mezzo di abitanti a fronte di una capacità recettiva di circa cinquecentomila persone. Conseguenza: sardinizzazione della vita delle persone, impossibilità di trovare lavoro e quindi sopravvivere, diffusione di malattie ed epidemie. anche questo fenomeno è spesso purtoppo una conseguenza della guerra. I poveri scappano dai teatri di guerra dirigendosi verso la città dove sperano di trovare più sicurezza e più possibilità di sopravvivenza. Molte volte però passano dalla padella alla brace e la loro speranza si tramuta quasi subito in una trappola senza fine.




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28 giugno 2007

Congo

 "Nella Repubblica democratica del Congo ci troviamo di fronte ad un nuovo, reale pericolo di guerra civile...mentre si verificano tutti gli elementi per un nuovo conflitto, la comunità internazionale è chiamata a un impegno reale e a interventi concreti e urgenti...Siamo i vicini naturali dei popoli del Ruanda, del Burundi e dell’Uganda. Dobbiamo vivere insieme, in pace e armonia, non in una guerra senza fine... A che servono nuove guerre che impoveriranno soltanto la nostra gente e creeranno inimicizie inutili?"

[Da un appello di monsignor Francois-Xavier Maroy Rusengo, arcivescovo di Bukavu)

E ancora una volta il mondo assiste in silenzio e con il solito menefreghismo. Quando capiremo che i diritti umani sono i diritti di tutti? Perchè il popolo della pace non riesce, o non interessa neanche a lui, a far sentire la sua voce?
Le guerre dimenticate sono più di quelle delle quali ogni tanto ci ricordiamo. Davvero gli interessi economici dei paesi ricchi sono in grado anche di farci ricordare al cune guerre e di anestetizzare la nostra coscienza per quanto riguarda altri drammi in giro per il mond0?




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26 giugno 2007

L'ortodossia di don Milani

 “Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri. Non capisco come qualcuno possa confonderlo con l'anarchico. Preghiamo Dio che ci mandi molti giovani capaci di tanto. Questa tecnica di amore costruttivo per la legge l'ho imparata insieme ai ragazzi mentre leggevamo il Critone, I'Apologia di Socrate, la vita del Signore nei quattro Vangeli, l'autobiografia di Gandhi, le lettere del pilota di Hiroshima. Vite di uomini che son venuti tragicamente in contrasto con l'ordinamento vigente al loro tempo non per scardinarlo, ma per renderlo migliore. L'ho applicata, nel mio piccolo, anche a tutta la mia vita di cristiano nei confronti delle leggi e delle autorità della Chiesa. Severarmente ortodosso e disciplinato e nello stesso tempo appassionatamente attento al presente e al futuro. Nessuno può accusarmi di eresia o di indisciplina. Nessuno d'aver fatto carriera. Ho 42 anni e sono parroco di 42 anime!” ( Da “Lettera ai giudici” di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana, in occasione del 40° anniversario della sua morte che ricorre oggi)




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26 giugno 2007

I care

 “Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all'ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande "I care". E il motto intraducibile dei giovani americani migliori. "Me ne importa, mi sta a cuore". E il contrario esatto del motto fascista ‘me ne frego’ “. (Da “Lettera ai giudici” di don Lorenzo Milani, per il 40° anniversario della morte che ricorre oggi)




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29 marzo 2007

Antiamericanismo, americanismo e obiettività

"Vi chiedo scusa per quello che il mio paese sta facendo in Iraq e dedico la prossima canzone ai tanti italiani che si impegnano per la pace nel mondo". (La cantante americana Joan Chandos Baez, rivolgendosi in italiano al pubblico, durante un concerto ieri sera all'"Auditorium Parco della Musica" di Roma)

 

 

Qualcuno dal pubblico ha risposto: "tu sei l'America che amiamo". Quant’è semplicistico fare di tutta l’erba un fascio e tacciare di antiamericanismo chiunque si permetta di criticare le scelte politiche degli USA. E’ vero, anche in Italia talvolta è possibile notare un’antiamericanismo strisciante, spesso becero ed ideologico. Altrettanto spesso però è facile notare un americanismo senza se e senza ma altrettanto fazioso e cieco. Credo che la critica all’amministrazione americana, come a qualsiasi scelta politica, debba essere considerata legittima. Il reputarsi leader mondiali e per questo l’aver assunto posizioni spesso più da sceriffi che da statisti è stato un errore politico ed etico madornale. Non si risolvono i problemi del mondo “esportando” qua e là la democrazia senza creare le basi minime affinché questa possa affermarsi ed essere accettata e voluta dalla gente.

Aver proclamato la “guerra al terrorismo” ha generato un sentimento di paura costante non solo per i possibili attentati ma anche e soprattutto per l’impossibilità di identificare il nemico, di dargli un nome e un volto. Fare guerra al terrorismo senza identificarne le motivazioni, lanciando bombe su popolazioni inermi ha portato vantaggio solo a chi in modo bieco e assurdamente violento cerca di mettersi alla testa di popolazioni molto spesso povere e prive degli strumenti necessari per poter fare un’analisi politica obiettiva.

La guerra in Afghanistan e poi quella in Iraq hanno portato l’amministrazione americana in un pantano dal quale è sempre più difficile uscire e nella quale i risultati concreti sono stati praticamente nulli.




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29 marzo 2007

"Gli uomini son tutti uguali"...o almeno dovrebbero...

“Non importa che io sia musulmana, cristiana o ebrea… siamo esseri umani e abbiamo le stesse preoccupazioni e abbiamo gli stessi problemi”. (Haya Rashid Al-Khalifa, ex-ambasciatrice del Bahrein in Francia, terza donna a presiedere l'Assemblea generale dell'Onu - dopo l'indiana Vijaya Lakshimi Pandit nel 1953 e la liberiana Angie E. Brooks nel 1969 - parlando l’anno scorso con i giornalisti; ieri è stata la prima donna che ha preso la parola davanti alla Lega Araba in 62 anni di vita dell’istituzione, per discutere nel vertice di Ryad un'offerta di pace a Israele.)

 

Quante guerre, quante incomprensioni, quanto dolore verrebbero eliminati se davvero provassimo, nei nostri ragionamenti, a ripartire dall’uomo in quanto tale, dimenticando per un momento la nazionalità, la religione, la cultura e la classe sociale di ognuno. Il rispetto dell’uomo in quanto tale, in quanto individuo unico e irripetibile, portatore in sé di diritti inalienabili. La consapevolezza di avere gli stessi problemi, le stesse preoccupazioni, ma anche le stesse risorse e ricchezze personali porterebbe un soffio di speranza in un mondo troppo spesso segnato dalla diffidenza, dal rancore e dall’odio.

Utopia? Forse. Ma se a crederci è una donna, musulmana, che ha presieduto l’Assemblea generale dell’Onu e che è stata la prima donna a parlare davanti alla Lega Araba, se lei riesce a crederci, ecco, forse possiamo farlo anche noi.




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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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