.
Annunci online

mauz
Idee in libertà


Politica


17 marzo 2008

Dalla scrivania del direttore

 

In genere Misna, l’agenzia di stampa del mondo missionario, parla del sud del mondo e di notizie che in genere non stanno sotto i riflettori. Mi ha colpito l’editoriale di stamani in cui il direttore, Pietro Mariano Benni, parla del suo ricordo di Aldo Moro e fa, partendo da questo ricordo, un’analisi storico-politica. Analisi che non sottoscrivo in toto, un po’ perché non la condivido in tutti i suoi punti, un po’ perché certi fatti non li conosco e quindi non li posso giudicare. Ve la sottopongo però perché ritengo possa essere interessante da leggere e commentare.

Dalla scrivania del direttore: XXX ANNIVERSARIO, MI SIA CONCESSA UNA PICCOLA TESTIMONIANZA PERSONALE...

A giudicare dai giornali di questi ultimi giorni e in particolare dai telegiornali e dagli speciali televisivi di ieri, XXX anniversario del sequestro di Aldo Moro, ci sono voluti tre lunghi decenni perchè il paese, i principali mezzi d’informazione e buona parte dell’opinione pubblica cominciasse a prendere e dichiarare coscienza dell’interminabile lutto che il paese ha sofferto e continua a soffrire per il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, entrambi evitabili, soprattutto la sua morte. Mi sia concessa, in questa particolare occasione, una piccola testimonianza personale, un minuscolo omaggio all’uomo Moro e, senza nulla togliere agli altri uomini della scorta, al maresciallo Oreste Leonardi di cui ero diventato amico per i continui inevitabili contatti che la mia attività di cronista mi portava ad avere con la fedele guardia del corpo. Come studente di Giurisprudenza all’Università di Bari ma soprattutto come ragazzo di bottega della sede Ansa per la Puglia e la Lucania dal 1961 al 1968 - e poi in Canada e a New York, dove lo storico direttore dell’agenzia Sergio Lepri aveva avuto la bontà di spedirmi a fare esperienza e carriera - ho avuto occasione di vedere e ascoltare Aldo Moro molto da vicino più volte, in circostanze e ambienti diversi, dalla provincia pugliese (a cui Moro era legato essendo nato a Maglie, in provincia di Lecce, il 23 settembre 1916) fino al Palazzo di Vetro dell’Onu. Lo ricordo alla fine di lunghi viaggi elettorali nella circoscrizione che lo rese il politico più votato d’Italia - quando attraverso le preferenze l’elettore poteva scegliere - su una poltroncina della prefettura di Bari , a notte fonda, sorseggiare stancamente una tazza di brodo caldo. Come in una foto indelebile lo rivedo il 9 ottobre 1969, al leggio sotto il podio dove sedevano l’allora Segretario generale dell’Onu U Thant e la presidente della XXIV sessione dell’Assemblea generale, la liberiana Angie Elizabeth Brooks. A quel tempo non scrivevo nè mi occupavo in particolare di Sud del mondo ma i colorati abiti tradizionali e il grande spettacolare copricapo della signora Brooks sono rimasti nei miei occhi come nelle mie orecchie c’è ancora la voce pacata, scandita di quell’intervento di Moro all’assemblea. Una sequenza che conservo accanto a quella del primo celebre intervento di Yasser Arafat, pochi anni dopo, davanti alla stessa Assemblea. Al termine delle ricorrenti visite di Moro in Puglia nei primi anni ’60, dopo Corrado Guerzoni, addetto stampa e grande assistente di Moro, e il maresciallo Oreste Leonardi, io ero tra i pochi a decifrare facilmente la complessa calligrafia del presidente, al punto che venivo consultato dai colleghi quando, in possesso del testo di un discorso vergato da Moro al termine di una lunga e faticosa giornata , avevano a volte difficoltà a capire alcune parole... Confesso di avere grande nostalgia (non soltanto personale) di quei momenti in cui potevo nutrirmi dell’osservazione ravvicinata di un’intelligenza politica di grande statista sempre all’opera, anche nei momenti minori della giornata, ma soprattutto della percezione di un grande figura di uomo probo. Miracolo economico, congiuntura, Sessantotto, tutto si susseguiva in quegli anni con grande rapidità in un paese che, senza la guida di Moro, forse non avrebbe saputo far “convergere le parallele” di tante diverse e spesso contraddittorie esigenze di un paese che cresceva in maniera tumultuosa. Avendo dovuto sottolineare e risottolineare, quasi fino a scavarle, tante pagine di “Unità e pluralità dei reati”, un testo di Moro dalla sobria copertina grigia che costituiva il testo principale dell’esame di Filosofia del Diritto, avendo assimilato non senza fatica l’acume e la finezza intellettuale di quella dispensa universitaria, ero spesso infastidito dai commenti superficiali e qualunquistici, o addirittura goliardici, con cui anche certa stampa liquidava il cosiddetto “linguaggio oscuro” e la complessità del pensiero di uno dei pochi politici che si sforzava di guardare lontano e di far appunto “convergere” in una sintesi più alta e avanzata quelle stesse diverse anime del paese che era già riuscito ad armonizzare e riversare nella Costituzione durante i lavori dell’Assemblea Costituente.

Provo ancora oggi una rinnovata amarezza per quelle critiche da quattro soldi di chi, per ignoranza o malafede (o un misto d’entrambi), tentava di minare in modo così irresponsabile il delicato processo sociale e politico a cui l’uomo e lo statista stavano faticosamente lavorando. Non saranno stati anche quegli umori a gettare le prime invisibili basi di quel che accadde nel 1978? A marzo 2003, l’onorevole Antonio Rusconi, uno delle non molte voci di quell’anniversario alla vigilia dell’attacco americano all’Iraq, scriveva: “Se ricordiamo e riflettiamo sulle tragiche vicende di 25 anni fa e soprattutto sulla figura e la lezione di Moro, è perché noi siamo convinti di trovare in lui una lucidità intellettuale, un vigore morale, una concezione alta della politica, insieme alla consapevolezza dei suoi limiti, nonché feconde intuizioni; insomma un'intelligenza, un'etica, una disciplina ed una prassi per la politica di oggi. Tutte forme di vita civile e personale che non ci dettano risposte, ma disegnano direzioni, stili e ritorni di un cammino che sta a noi proseguire [...] Come sembra lontana questa abilità di tessere le ragioni della convivenza delle grandi storiche religioni nella città sacra di Gerusalemme, questo continuo lavoro per costruire sulle grandi decisioni l'unità delle scelte di un'Europa sempre più da espandere, rispetto alla grigia sudditanza verso le recenti scelte di Bush che hanno umiliato l'Onu e diviso e disperso cinquant'anni di crescita del senso di appartenenza alla Comunità europea”. Come tenere a bada amarezza e tristezza di fronte a questa lettera di Piero Fassino al direttore del ‘Corriere della sera”, quando nell’aprile dell’anno scorso, ancora segretario dei DS, rispondendo a una delle tante polemiche del momento, scriveva: “Ho vissuto la terribile stagione del terrorismo a Torino che, per il suo valore simbolico di città Fiat e città operaia, fu assunta dalle Br come uno degli epicentri della loro offensiva. Il rapimento di Aldo Moro fu l’apice di quella lugubre stagione. E, superando iniziali reticenze e incertezze, la reazione democratica non poté che essere dura e intransigente. Ne fui partecipe e non mi sottraggo certo oggi alla responsabilità di aver condiviso la linea della fermezza. Ma ciò non mi impedisce, a trent’anni di distanza, di chiedermi se l’intransigenza di una giusta linea politica richiedesse obbligatoriamente l’accettazione del sacrificio di una vita. Si dice : « Se per Moro si fosse trattato, lo Stato avrebbe dato un segnale di resa ai terroristi ». Allora, nel vivo di uno scontro durissimo, condivisi questa impostazione. Oggi sono meno sicuro. Non sta scritto, infatti, che una trattativa per salvare una vita umana debba necessariamente comportare la resa alle ragioni di chi a quella vita attenta. Non credo affatto che se avessimo ottenuto la liberazione di Moro, la nostra lotta al terrorismo sarebbe diventata poi meno intransigente. Né credo che sarebbe aumentato il consenso verso i terroristi. E, insieme alla vita di un uomo, avremmo forse anche salvato la Repubblica da una lacerazione politica e istituzionale che negli anni successivi avrebbe prodotto conseguenze dirompenti ». E come trattenere l’indignazione - in questo 30° anniversario della ‘presa di coscienza’ - nell’apprendere dal libro « Doveva morire - chi ha ucciso Aldo Moro” del giudice Ferdinando Imposimato e del giornalista Sandro Provisionato che il signor Steve Pieczenik, “international crisis manager” e “hostage negotiator” del Dipartimento di stato americano, componente del comitato di crisi in quei tragici giorni del 1978, oggi avrebbe ammesso una sua “manipolazione strategica” che programmo il “sacrificio” di Moro per la “stabilità dell’Italia”. Al Dipartimento di stato, pur essendo gli anni dell’amministrazione Carter, Pieczenik era stato nominato da Henry Kissinger, più volte ricordato (non solo dai cosiddetti ‘dietrologi’ ma anche da persone molto vicine a Moro) come un nemico giurato della politica estera italiana di quegli anni e di Moro in particolare. Dopo esserlo stato, sia detto per inciso o per “strana” associazione di idee, anche del presidente cileno Salvador Allende. Mi accorgo che i fatti mi hanno preso la mano e quella che intendeva essere un granello di ricordi personali è diventato a poco a poco altro. Torno allora a quella tazza di brodo caldo tra le mani translucide del professor Moro alla prefettura di Bari; io ero a pochi passi da lui e stringevo ancora i fogli del suo ultimo discorso. Una delle due mani si staccò dalla tazza e mi fece un cenno: “Caro figliolo, ho scritto proprio di corsa questa volta... posso rimediare?” (Pietro Mariano Benni)




permalink | inviato da mauz il 17/3/2008 alle 9:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 marzo 2008

Agnese Moro e l'analisi degli anni di piombo

 

Ieri ricorreva il trentesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, rapito e ucciso, cinquantacinque giorni dopo il rapimento, dalle Brigate Rosse.

Mi hanno colpito, in un contesto in cui quasi tutti i personaggi pubblici hanno sentito più o meno legittimamente dire la propria, le parole di Agnese, figlia dello statista che lo ha ricordato non come uomo politico e protagonista delle istituzioni repubblicane, ma come padre, e non avrebbe potuto essere altrimenti.

Agnese Moro però, dopo queste sue intime confidenze, è passata ad un’analisi storico politica che mi ha colpito e nella quale mi riconosco in pieno.

Parlando di come sta vivendo il suo rapporto con quel periodo della sua vita così doloroso, la Moro ha affermato di credere dentro di se di “aver un po’ perdonato tutti”, aggiungendo però che “anche loro (gli ex-brigatisti) dovrebbero fare la loro parte”; in questo senso ha chiesto loro un “senso di responsabilità nei confronti della collettività” e ha evidenziato la “necessità di dire la verit su tutto quello che è successo in quegli anni.”

Mi hanno colpito queste parole perché sono quelle di una vittima che, nonostante tutto, riesce a parlare con una grande umanità e con un grande senso dello stato. Il perdono, lo sappiamo, è un sentimento individuale, che non può essere concesso per legge ma che è il frutto di un percorso individuale al quale si può giungere o meno. Ma invocando il senso di responsabilità, parlando dell’esigenza di giungere ad una verità su quegli anni, ecco, quello è il segno di una persone che ha il senso dello stato e la consapevolezza che quel fatto privato, come la morte di suo padre, ha segnato uno scalino fondamentale nella storia recente della nostra Italia repubblicana. Solo con questo consapevolezza di può parlare di “responsabilità” e di “verità” rivolgendosi a coloro che quel rapimento e quell’omicidio lo hanno pianificato e realizzato.

Queste parole di Agnese Moro le ho lette pochi giorni dopo aver finito di leggere “Spingendo la notte più in là”, il libro di Mario Calabresi che parla della vita, della morte e dei ricordi del padre, commissario di Polizia ucciso anche lui in quegli anni segnati da una disumanità incredibile. Anche in quel libro è una vittima che parla. E anche lei parla con una grande umanità e un’incredibile senso della realtà e dello stato. Mario Calabresi era un bambino di due anni quando gli uccisero il padre e quindi ha pochissimi ricordi diretti di lui. Ma la sua vita non è tormentata dal rancore e dall’odio, ma dalla voglia di capire com’è stato possibile per cercare di fare in modo che episodi di questa gravità non abbiano a ripetersi.

Queste due testimonianze danno speranza ma devono anche far riflettere su quanto poco è stato fatto per le vittime di questi fatti si sangue, per le loro famiglie, mentre i protagonisti di quegli anni, quelli che in quel periodo erano dall’altra parte della barricata, oggi ce li troviamo nelle università, negli studi televisivi e in qualche caso anche in Parlamento. Niente da dire sul diritto di una persona a cambiare vita e ad avere un’altra possibilità. Ma fa male pensare che spesso queste persone continuano a pontificare le proprie idee mentre le vittime di quegli anni, innocenti, un’altra possibilità non l’hanno avuto.




permalink | inviato da mauz il 17/3/2008 alle 9:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 dicembre 2007

Aumenta l'inflazione in Europa

 

Arrivano brutte notizie stamani dall’Unione Europea. Il tasso annuo d'inflazione nella zona dell'euro in novembre infatti e' stato del 3,1% contro il 2,6% di ottobre, si tratta del tasso piu' alto di inflazione dal maggio 2001 quando si attesto' al 3,1%. Lo ha reso noto Eurostat, che ha rivisto al rialzo la stima flash del 30 novembre che prevedeva un tasso annuo pari al 3%. Anche nell'Ue-27 il tasso e' stato del 3,1% contro il 2,7% di ottobre.

In questo pessimo panorama un po’ meglio va all’Italia dove il tasso annuo e' stato del 2,6%.




permalink | inviato da mauz il 14/12/2007 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 dicembre 2007

Indagini di Napoli: Saccà si autosospende

 

Agostino Saccà, direttore di Raifiction e indagato per corruzione nell’inchiesta di Napoli che coinvolge anche Silvio Berlusconi, si è autospseso dalla carica direttore fino a quando la sua posizione processuale non sarà definita.

Non ho mai provato particolare simpatia per Saccà, per la mia poca competenza non mi sembra abbia fatto un gran lavoro come dirigente dell’azienda, mi è sempre sembrata una persona attaccata al potere e prona ai voleri dei suoi “padroni”.

Credo però che in questa occasione abbia dato un esempio di stile e vada apprezzato. Mi si potrebbe obiettare che quello che lui ha fatto, l’autosospensione dalla sua carica, sia il comportamento minimo ed essenziale anche per rispetto verso gli utenti Rai e verso la cittadinanza in generale. Vero, non c’è dubbio. Ma in un paese in cui pochi ormai accettano le critiche, figuriamoci le indagini a proprio carico, e molti invece sono malati di manie di persecuzione, la scelta di farsi momentaneamente da parte e di cercare di chiarire la propria posizione credo sia un gesto di stupefacente normalità, di quella normalità che non dovrebbe quindi andare sotto i riflettori ma che invece diventa importante quando viene superata dall’arroganza dei complottisti di professione che invece di difendersi nelle aule dei tribunali cercano la difesa d’ufficio del popolo gridando al complotto contro la democrazia, la libertà e i diritti fondamentali.




permalink | inviato da mauz il 14/12/2007 alle 10:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 dicembre 2007

Ancora non ci siamo per Alitalia

Nella corsa all’acquisizione del pacchetto azionario di Alitalia sembra spuntare un altro ed inatteso competitore: Singapore airlines. Secondo fonti provenienti dalla stessa compagnia italiana la Singapore airlines avrebbe manifestato un forte interesse a presentare un’offerta per l’acquisizione del 49,9% di Alitalia utilizzando fondi americani, in particolare Evergreen e Thl Transportation equity fund. La reazioni dei mercati a questa notizia è stata positiva tanto che il titolo è salito del 2,12% dopo la sua diffusione. Nonostante questa pubblica dichiarazione di Alitalia, in serata Singapore airlines ha smentito di essere interessata all’affare.

Questa giornata movimentata ha comunque spinto il consiglio di amministrazione di Alitalia a rimandare al 18 dicembre l’individuazione del soggetto con il quale intraprendere la trattativa esclusiva al fine di approfondire meglio tutti gli elementi emersi in questi giorni. La scelta del consiglio di amministrazione non è stata ben digerita dai sindacati che avrebbero preferito una scelta rapida e definitiva anche per dare una risposta alle inquietudini dei lavoratori della compagnia.

Se il diniego di Singapore airlines avrà conferme definitive resteranno sul tappeto tre possibili acquirenti: Air One-Intesa, Air France-Klm e la cordata di investitori legata all’ex presidente della Corte costituzionale Baldassarre.

Indipendentemente da come andrà a finire credo che l’ennesimo rinvio non faccia bene alla credibilità del consiglio di amministrazione e del governo. Un problema che si dilunga ormai da diciotto mesi e che ancora stenta a trovare una soluzione definitiva.




permalink | inviato da mauz il 13/12/2007 alle 19:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 dicembre 2007

Folla commossa ai funerali degli operai morti nel rogo

 Una folla in lutto ha partecipato stamani nel Duomo di Torino ai funerali dei quattro operai morti nel rogo dell’acciaieria Thyssenkrupp. Alle cerimonia ha partecipato anche una delegazione della ThyssenKrupp, che ha disposto di mettere le bandiere a mezz’asta e di indire un minuto di silenzio in tutti gli stabilimenti del gruppo nel mondo, accompagnata dall’ambasciatore tedesco in Italia.

Molto importanti e significative le parole pronunciate dal Cardinale Poletto, Vescovo di Torino, il quale ha commentato che “è accaduto ciò che non dovrebbe mai accadere sul posto di lavoro, dove le persone si recano per guadagnarsi il pane col sudore e la fatica per costruire un futuro più sereno e più sicuro per sé e per i loro figli.” Momento centrale della sua omelia è stata quando ha ammonito che “la salute non può essere un prodotto da vendere in cambio di un posto di lavoro. Nessuno – ha continuato – può cadere nel peccato di non occuparsi a sufficienza della salute dei lavoratori.”




permalink | inviato da mauz il 13/12/2007 alle 12:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 ottobre 2007

Iraq fra speranza e realismo

 

“C’è la speranza che si risolva tutto al più presto, ma credo – a detta anche degli amici iracheni – che la soluzione sia molto lontana. E questo perché a causa della guerra e dello sbandierare la sicurezza a tutti i costi contro il terrorismo si è generata in Iraq una situazione di assoluta impossibilità di controllo del territorio e di insicurezza nel quotidiano nei confronti delle persone. E il problema non riguarda soltanto i cristiani, poiché il sistema del rapimento per poter guadagnare soldi non credo che sia soltanto un modo per finanziare il terrorismo, ma purtroppo è un modo per finanziarie la criminalità più o meno organizzata. E’ diventato uno stile e un modo di vivere dentro l’Iraq: il che ci dice quanto effettivamente questo territorio sia assolutamente fuori controllo e ben lontano dal percorso democratico che si voleva portare. Questo deve farci riflettere parecchio, credo. Questa è la vera realtà. Le persone ci dicono che quando si è calpestati dalla violenza - che sia targata politica, che sia targata ideologia, che sia targata religione o criminalità – la gente soffre”.

Don Fabio Corazzino è il portavoce di Pax Christi e in questa intervista alla Radio Vaticana commenta la vicenda dei due sacerdoti siro-cattolici rapiti sabato scorso a Mossul, nel nord Iraq, dando, a mio parere, una lettura molto interessante della complessa vicenda irachena.

Impossibilità di controllo del territorio, insicurezza dei cittadini, rapimenti organizzati dai terroristi ma anche da criminali comuni, la conquista della democrazia come un sogno ancora ben lontano dall’essere raggiunto. La violenza come croce sulle spalle delle persone perbene, oneste, sui cittadini iracheni.

Come uscire da questo pantano? Come riportare la sicurezza e la salvaguardia dei diritti umani essenziali in questo paese?

Credo che la via di uscita possa essere soltanto politica, visto anche l’evidente insuccesso del tentativo militare. La fatica del dialogo deve essere la stella polare da seguire, senza farsi sedurre dalla chimera del risultato immediato ma confidando nella forza del confronto e della mediazione. Utopia? Forse…ma non credo ci sia rimasto molto altro in cui sperare…




permalink | inviato da mauz il 17/10/2007 alle 12:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 giugno 2007

Disgelo sulle pensioni

Segnali di apertura fra governo e sindacati sulle pensioni. Meno male. Dopo le parole di Letta, Epifani e Bonanni sembra che ci possano davvero essere le condizioni per poter arrivare ad un accordo. Speriamo che veramente questo governo dimostri di poter avere un rapporto diverso con i sindacati rispetto al governo Berlusconi. Dialogo però non vuol dire arrendevolezza nè tanto meno essere ostaggi. Le posizioni dei sindacati devono essere prese come argomentazioni serie dalle quali partire per un confronto franco e leale. Il governo però deve avere la consapevolezza di essere il governo di tutti e di avere nei sindacati uno, importantissimo ma uno, degli interlocutori all'interno delle parti sociali con il quale discutere del tema delle pensioni. Solo se saprà ben interpretare questo ruolo, di vicinanza e di rispetto ma anche di alterità rispetto al mondo sindacale Prodi potrà portare a casa un risultato importante su questo tema che è uno di quelli che davvero interessano tutti i cittadini italiani nel loro complesso. 




permalink | inviato da mauz il 25/6/2007 alle 16:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 giugno 2007

TAV: Commissione UE, bene accordo

Anche la Commissione Europea valuta positivamente l'accordo sul progetto di ferrovia ad alta velocità Torino-Lione.
Confesso di essere sempre stato un pò dubbioso su questa vicenda e di non aver mai sostenuto con convinzione nè l'una nè l'altra parte. Forse perchè vedevo e vedo del buono in entrambe le posizioni.
Da una parte l'intenzione di migliorare i collegamenti ferroviari fra due dei paesi più importanto di Europa, con tutto quello che ne consegue dal punto di vista commerciale, economico e dei trasporti. Dall'altra la preoccupazione per la salvaguardia del nostro patrimonio ambientale che non deve essere distrutto per meri obiettivi economici e il dubbio sul fatto che quest'opera sia davvero necessaria o se potrebbe essere sufficiente anche il solo potenziamento della rete esistente.
Non ho mai preso una posizione radicale e definita, dicevo.
Mi rasserea il fatto che nella domanda, che dovrà essere presentata entro il 20 di luglio, dovrà essere anche inserita la valutazione sull'impatto ambientale dell'opera. Ma basterà? Sarà sufficiente?




permalink | inviato da mauz il 14/6/2007 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


9 maggio 2007

Statali: sciopero il 1 giugno

I lavoratori del pubblico impiego, ministeri, enti locali e sanita' sciopereranno il 1 giugno per il rinnovo del contratto della categoria. Così hanno deciso le organizzazioni sindacali a sostegno della vertenza. Anche il mondo della scuola aderirà allo sciopero ma in questo caso potrebbe essere spostato dal 21 maggio al 4 giugno.
Non entro nel merito, per mancanza di tempo, della questione; faccio solo un appunto, diciamo così, cronologico: perchè scioperare a cavallo di una festività, in questo caso quella del 2 giugno, che fra l'altro e guarda caso quest'anno viene di sabato. Mi sembra si corra il rischio in questo modo di far pasare il messaggio che chi propone lo sciopero voglia anche cogliere l'occasione per costruire un ponte ulteriore rispetto a quelli che quest'anno ci sono stati portati direttamente dal calendario.
Sarà una malignità la mia, a a voi non fa pensare che anche la scuola, che aveva gà programmato lo sciopero per il 21 maggio lo abbia spostato a lunedì 4 giugno?




permalink | inviato da il 9/5/2007 alle 23:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     dicembre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Uno sguardo sul mondo
Bar sport
Politica
Bibliopost
Pensieri e parole
Rassegna stampa

VAI A VEDERE

Alessio
Partito Democratico
Federica Mogherini
Diego Ciulli
Paolo Borrello
Stefano Menichini
Diletta
Bazarov
Salvo Toscano
riccardo eschimese
larete
Gaetano Amato
marioemario
Valerio Pieroni
demopazzia
innoxius
santaopposizione
ethos


IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

CERCA