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Diario


22 maggio 2008

Sicurezza

Interessante questo articolo in cui si parla di sicurezza




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28 marzo 2008

Comore: governo di transizione verso elezioni libere?

 

Elezioni libere e trasparenti, la possibilità di sperare in un futuro migliore sul piano sociale e dello sviluppo, una maggior chiarezza sulla divisione delle competenze fra l’Unione e i governi autonomi delle tre isole: è quanto chiede la popolazione di Anjouan dopo la destituzione del presidente Bacar e di cui si è fatto portavoce Ahmed Mohamed Allaoui, esponente della Federazione comoriana dei diritti umani. Allaoui ha anche confermato le notizie che parlavano di pesanti combattimenti nell’isola che hanno già provocato alcune vittime.

La maggior parte della popolazione è sicuramente soddisfatta della caduta di Bacar, anche per le condizioni di vita davvero difficili che hanno dovuto sopportare nell’ultimo periodo: da agosto gli insegnanti non percepiscono lo stipendio, le comunicazioni con il resto del mondo sono interrotte ormai da un mese e mezzo, i conti bancari e postali sono congelati.

Nonostante questo, Allaoui si è detto consapevole del fatto che la situazione ancora non è chiara e che non è assolutamente garantito che andrà a migliorare: da questo punto di vista ha chiesto alla Francia di non proteggere Bacar e ha denunciato il quotidiano pericolo di destabilizzazione che vede protagonisti numerosi mercenari francesi.

La speranza a questo punto è che il governo di transizione che dovrebbe insediarsi oggi possa condurre il paese a libere elezioni entro tre mesi, così come promesso.




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24 marzo 2008

Giornata dei missionari e delle missionarie martiri

Oggi, giorno dopo Pasqua, lunedì dell'Angelo, la Chiesa ricorda i missionari e le missionarie martiri o, in parole migliori, "la giornata di preghiera e di digiuno per i missionari uccisi".
Sarebbe importante che non solo la Chiesa ma anche ogni singolo Paese ricordasse questa giornata, anche solo da un punto di vista laico, fosse solo per rendere memoria di tanti eroi veri, armati solo della speranza e della Parola di Dio, che sono morti martiri della loro fede e del loro amore per Dio e per l'uomo. Troppo spesso la nostra società affamata di notizie e di scoop dimentica queste persone che non fanno notizia, perchè il loro non è eroismo di un attimo o di un momento ma è quello della quotidianità di una vita passata accanto ai poveri e ai diseredati.




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24 marzo 2008

Hamas-Fatah: accordo sul dialogo

Fatah e Hamas, le due principali fazioni politiche palestinesi hanno raggiunto un accordo, ieri in Yemen, dopo mesi di ostilità e delegittimazione reciproca, impegnandosi a riprendere i colloqui.

Nella dichiarazione in cui si sancisce l’accordo si ribadisce “l’unità del popolo, del territorio e dell’autorità palestinese.”

La regia di quest’accordo è tutta yemenita e, nei propositi dei protagonisti, prevederebbe anche nuove elezioni palestinesi, la creazione i un nuovo governo di unità nazionale e la riforma dele forze di sicurezza.

Speriamo solo che questa importante novità politica possa aiutare la popolazione palestinese ad intraprendere finalmente un cammino di pace, lontano dalla guerra e dal terrorismo.




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20 marzo 2008

Giovedì Santo

 

Nella tradizione cristiana il Giovedì Santo è il giorno della visita alle sette Chiese, dove si possono ornare gli altari con fiori bianchi e soprattutto con piante germogliate al buio da semi di grano che rappresentano il simbolo del passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione.

Spero che questi giorni di silenzio e preghiera siano anche giorni di pensieri e riflessioni su ciò che di buio c’è ancora nel mondo, dal Medio Oriente all’Iraq, dal Tibet alla Cecenia, dal Ciad alle altre parti del mondo ancora colpite dalla guerra, affinché possiamo trovare la forza per essere attenti e, se possibile, attivi nel dare il nostro contributo per portare anche lì semi di pace e di Resurrezione.




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14 dicembre 2007

Morire a sei anni per un'operazione alle tonsille

 

Morire a sei anni in seguito ad una banale operazione alle tonsille. E’ successo a Pistoia, stanotte. Federico era stato operato due giorni fa di tonsille e adenoidi e ieri era già casa a Quarrata, dove viveva con i genitori, originari della Calabria.

Quando si è sentito male è stato assistito dalla madre che lo ha portato all’ospedale di Pistoia dove però tutti i tentativi dei medici di salvarlo sono risultati vani.

Morire a sei anni per un’emorragia in seguito ad una operazione all’apparenza così semplice è una cosa che lascia attoniti e che fa salire tante domande. Ci troviamo di fronte all’imponderabile, alla mano del destino che può intervenire in qualsiasi momento anche quando meno ce lo aspettiamo, oppure c’è stata qualche leggerezza da parte dei medici che hanno operato Federico e che poi lo hanno dimesso? E, se nessuna leggerezza c’è stata e quindi possiamo prendercela solo col destino crudele, può la medicina la giorno d’oggi dotarsi di strumenti affinché fatti come questi non abbiano a ripetersi?




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13 dicembre 2007

Chi risarcirà la maestra di Rignano?

 

Secondo quanto emerge dalla perizia depositata oggi dai stessi carabinieri del Tribunale di Tivoli il Ris non ha trovato nessun reperto attribuibile ai bambini di Rignano Flaminio sui peluches e auto di una delle maestre indagate. Nelle oltre mille pagine della perizia, si afferma che non vi sono elementi che fanno risalire ai bambini ritenuti sessualmente abusati le tracce biologiche, sia dna che impronte digitali.

Se questa perizia venisse confermata ci troveremmo davanti ad una donna, una maestra, sottoposta per mesi ad una gogna mediatica inutile e ingiusta. Credo che più che riflettere sullo stato della nostra giustizia, sono convinto infatti che i magistrati abbiano il diritto di indagare anche a tutela degli indagati stessi, dovremmo ben più interrogarci sul nostro vivere le notizie e sui nostri rapporti con i media. Dare in pasto all’opinione pubblica indagini così complesse è quanto di più ridicolo possiamo fare. Non ho alcuna propensione alla censura ma credo che fra la censura e la libertà assoluta di pubblicare e giudicare senza pezze d’appoggio ci sia la via di mezzo del buon gusto e del rispetto della dignità e della presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio di qualsiasi indagato. E se questo prinicipio dovrebbe valere sempre, vale ancor di più per indagini e per ipotesi di reato così gravi ed infamanti. Sono altresì convinto che oltre che alla responsabilità dei media che ci danno in pasto qualsiasi notizia, ci sia anche la nostra responsabilità di utenti consumatori che mangiamo senza indignarci qualsiasi notizia ci venga proposta.

Se davvero questa maestra risulterà innocente, chi la ripagherà dei mesi di gogna pubblica alla quale è stat sottoposta? Chi le ridarà la serenità di poter guardare tutti a testa alta? E’ volontà di censura la convinzione di chiedere il rispetto per le persone e per la loro dignità fino a quando non arrivi una condanna definitiva?




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11 dicembre 2007

“DICHIARAZIONE DI LISBONA”: PER UN RAPPORTO ALLA PARI TRA AFRICA ED EUROPA

 

Si è svolta lo scorso fine settimana a Lisbona un vertice fra i capi di stato e di governo dei paesi europei e africani. E’ stata un’occasione di confronto per approfondire certi temi di attualità politica e per arrivare ad un avvicinamento fra questi due continenti così vicini geograficamente ma spesso così distanti economicamente e politicamente. Riporto qua sotto un lancio della Agenzia Misna che parla proprio della necessità di un rapporto alla pari fra Africa ed Europa.

INTERNATIONAL 8/12/2007 14.07

“DICHIARAZIONE DI LISBONA”: PER UN RAPPORTO ALLA PARI TRA AFRICA ED EUROPA

Economy and Politics, Standard

Un rapporto non più tra donatori e beneficiari ma tra pari; una strategia congiunta per raggiungere un reale 'partenariato'; un piano d’azione con precise scadenze da rispettare: sono i tre punti nei quali è suddivisa la Dichiarazione di Lisbona, il documento con il quale domenica si chiuderà in Portogallo il II vertice Africa-Europa alla presenza dei rappresentati di 53 stati africani e 27 europei. In realtà, hanno riferito alla MISNA ambienti vicini alla Farnesina, il contenuto della Dichiarazione doveva essere divulgato soltanto domenica alla fine dei lavori, ma il ministero degli Esteri egiziano ne ha dato parziale conoscenza in anticipo, a conclusione della riunione preparatoria tenuta a Sharm al-Shaikh. Il punto di maggior rilievo della Dichiarazione – concordano diversi osservatori internazionali – sarà la formulazione di un nuovo pensiero che regoli i rapporti tra i due continenti basato non più su una direttrice contribuente-assistito, ma su una base paritaria da assicurare in primo luogo con uno sforzo comune per la risoluzione dei conflitti ancora in corso in Africa. Da qui la volontà di creare un fondo comune a sostegno della stabilizzazione al quale l’Italia contribuirà con una quota di 40 milioni di euro. “Noi – dice il testo della Dichiarazione – svilupperemo un partenariato di popoli, basato sull’impegno concreto delle nostre società per ottenere risultati significativi in settori fondamentali: lo stabilimento della pace e di una robusta architettura di sicurezza in Africa, la promozione del buon governo e dei diritti dell’uomo”. Nel documento si accenna inoltre alla “creazione di un meccanismo in grado di realizzare gli obiettivi fissati e di mostrare i risultati ottenuti in occasione del prossimo vertice nel 2010”. Nel documento vengono (saggiamente) ignorate alcune polemiche minori che - grazie all' ampio spazio accordato dalla stampa internazionale - hanno accompagnato la vigilia del vertice: in particolare il tentativo del primo ministro inglese, Gordon Brown, di bloccare la partecipazione del presidente dello Zimbabwe Robert Gabriel Mugabe che, arrivato stanotte a Lisbona, aveva già ringraziato pubblicamente l’Unione Europea - che pure gli ha imposto sanzioni - “per non essere caduta nella trappola di internazionalizzare una questione bilaterale che riguarda esclusivamente Harare e Londra"; ovvero la controversa riforma agraria che ha consentito di ridistribuire la terra dei latifondi di proprietà non locale, residuo della vecchia storia coloniale. A Lisbona le polemiche dovrebbero comunque trovare poco spazio: tra i tanti temi in agenda, molti riguarderanno le varie forme di collaborazione commerciale ed economica, la pace e la sicurezza; ma si parlerà anche di diritti umani, Darfur, migranti, energia e cambiamenti climatici.[GB]

MISNA

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Riproduzione libera citando la fonte.
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Redazione MISNA
Via Levico 14
00198 Roma
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16 ottobre 2007

L'Iraq agli iracheni. Splendido! Ma quando?

 

“L’Iraq non appartiene né ai sunniti né agli sciiti; non è proprietà degli arabi, né dei curdi né dei turcomanni. Oggi, dobbiamo alzarci in piedi annunciando che l’Iraq è in realtà degli iracheni”. (Ammar Abd-al-Aziz al-Hakim, per qualche tempo sostituto di suo padre ammalato, a capo del Supremo consiglio islamico iracheno, in un discorso a Ramadi, capoluogo della provincia a prevalenza sunnita di al Anbar a nord di Baghdad, contro le strumentalizzazioni di chi ha accreditato nel tempo la natura settaria di molti scontri iracheni.)

Come sarebbe bello se questa frase fosse attuale e sembrasse realistica in un Iraq che invece ha appena trascorso un fine settimana carico di attentati, scontri armati e violenze e che tenta in qualche modo di opporsi alla proposta americana di dividere il paese in tre parti, fra sanniti, sciiti e curdi.

Nonostante l’apparente irrazionalità di questa affermazione del leader del Supremo consiglio islamico iracheno però, dovrebbe indurci alla speranza la visita che egli stesso ha fatto a Ramadi, capoluogo della provincia a prevalenza sunnita di Anbar, a nord di Baghdad.

Tentativi di dialogo insomma fra le parti in causa in questa difficile transizione irachena, dove la presenza americana se forse non è una presenza di occupazione sicuramente non riesce a dare quella stabilità al paese che forse lo stesso establishment americano immaginava. E conferma, a mio modo di vedere il tragico errore della guerra, che non ha esportato finora nessuna democrazia ma ha soltanto contribuito a peggiorare ulteriormente la vita di una popolazione già allo stremo dopo i decenni passati sotto il giogo di Saddam Hussein.

E allora proviamo a sperare lo stesso un Iraq degli iracheni, unito, democratico e libero. E cerchiamo di agire, ognuno nel nostro piccolo affinché la speranza non diventi utopia, miraggio, sogno evanescente.




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25 giugno 2007

La guerra vista con gli occhi di don Milani

 "E infine affrontiamo il problema più cocente delle ultime guerre e di quelle future: l'uccisione dei civili. La Chiesa non ha mai ammesso che in guerra fosse lecito uccidere civili, a meno che la cosa avvenisse incidentalmente cioè nel tentare di colpire un obiettivo militare. Ora abbiamo letto a scuola su segnalazione del 'Giorno' un articolo del premio Nobel Max Born (Bullettin of the Atomic Scientists, aprile 1964). Dice che nella prima guerra mondiale i morti furono 5% civili 95% militari (si poteva ancora sostenere che i civili erano morti "incidentalmente"). Nella seconda, 48% civili 52% militari (non si poteva più sostenere che i civili fossero morti "incidentalmente"). In quella di Corea, 84% civili 16% militari (si può ormai sostenere che i militari "muoiono incidentalmente"). Sappiamo tutti che i generali studiano la strategia d'oggi con l'unità di misura del megadeath (un milione di morti) cioè che le armi attuali mirano direttamente ai civili e che si salveranno forse solo i militari. Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere. Gandhi l'aveva già capito quando ancora non si parlava di armi atomiche: "Io non traccio alcuna distinzione tra coloro che portano le armi di distruzione e coloro che prestano servizio di Croce Rossa. Entrambi partecipano alla guerra e ne promuovono la causa. Entrambi sono colpevoli del crimine della guerra". (Non-violence in peace and war, Ahmedabad 14 vol. 1). A questo punto mi domando se non sia accademia seguitare a discutere di guerra con termini che servivano già male per la seconda guerra mondiale".


[Da "Lettera ai giudici" di Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, meglio noto come don Milani (1923-1967), dal 1954 priore di Sant'Andrea di Barbiana, (comune toscano di Vicchio del Mugello); la lettera, datata 18 ottobre 1965, era l' autodifesa di don Milani dopo una denuncia per apologia di reato, presentata da un gruppo di ex- combattenti. Domani ricorre il 40° anniversario della morte di don Milani e della pubblicazione di "Lettera a una professoressa", un piccolo grande libro firmato "Scuola di Barbiana" di cui il priore aveva guidato la scrittura collettiva e che uscì sei settimane prima della sua morte.]




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IN AFRICA DANZANDO LA VITA
Maurizio Cei


Un resoconto, un diario, un viaggio fotografico in parole di alcuni dei momenti più significativi vissuti durante molteplici esperienze di volontariato in terra africana (in Kenya, Angola e Mozambico). Tramite un’associazione di Roma, il VIDES, fondata da una Salesiana di Don Bosco, suor Maria Grazia Caputo, ho avuto modo dal 1996 ad oggi di "sperimentarmi" in attività di solidarietà concreta ed appassionata, in ambito internazionale ed in Italia. In ciascuna di queste occasioni ho provato emozioni che mi hanno fatto crescere e di cui conservo ricordi indimenticabili. In particolare, porto in me il meraviglioso continente africano, troppo spesso travisato e veicolato con visioni distorte ed incomplete. Non sarò certo io a riuscire a darne un quadro verosimile o esaustivo: sono solo un ragazzo che ha dalla sua la curiosità e la voglia di capire. Ma di certo il mio è un tributo sincero ed appassionato, un abbraccio ideale che tenta di ricambiare quello concreto che ho ricevuto lì.      
                                              Maurizio Cei

Se volete informazioni relative al mio primo (e unico?) libro, o se volete acquistarne una copia, potete contattarmi all'indirizzo di posta elettronica ceiempoli@inwind.it. Sono disponibile a fare presentazioni del libro da qualsiasi parte venga invitato, naturalmente a titolo gratuito. La quota a me spettante dalle vendite del libro, e anche un parte di quelle di spettanza della casa editrice, saranno destinati a sostenere progetti di cooperazione internazionale promossi dalla ONG Vides, particolarmente in Mozambico.

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